INTERVIEW : LEITMOTIV
Rubrica a cura di Alessandro Masetti

Durante la Milano Fashion Week, alla presentazione della collezione donna Autunno Inverno 2012/2013, abbiamo intervistato i Leitmotiv, duo creativo composto da Fabio Sasso e Juan Caro, che negli ultimi anni hanno ottenuto successi e riconoscimenti internazionali grazie alle loro collezioni di abbigliamento e accessori tempestate di stampe capaci di emozionare attraverso il racconto di storie.
Dalla prima collezione presentata nel 2007, all'incontro con Giovanna Furlanetto per Furla Talent Hub, fino al progetto Who is on next?. Ieri e oggi, cosa è cambiato in Leitmotiv?
Fabio: Sicuramente l'essere stati selezionati nel 2008 dalla Camera della Moda Italiana per il progetto Fashion Incubator è stato il riconoscimento del valore del nostro prodotto a livello internazionale. Questo tipo di concorso però viene visto in maniera sia positiva che negativa, perché è come dare una Ferrari ad un principiante che non sa come gestirla. Nel nostro caso non ci ha montato la testa, ma è stato quel "quid" che ci ha portato sulle passerelle nazionali ed internazionali, sostenendoci con una grande promozione. L'anno successivo abbiamo avuto la fortuna di essere stati selezionati da Franca Sozzani, sia per la collezione maschile che femminile, per il concorso Who is on Next?. In parallelo lo shop on line Yoox ci contiene all'interno delle capsule collection e nel frattempo collaboriamo con il Pitti Immagine. Tutte importantissime realtà ed istituzioni che ci permettono di essere sostenuti. Cosa è cambiato?... In realtà l'attività lavorativa è in incremento, ed essendo un'azienda autoprodotta, autofinanziata, è molto dura, perciò avere questi riconoscimenti è davvero importante. Oltre a partecipare ai concorsi, il consiglio spassionato che ci sentiamo di dare a tutti i designer emergenti è di non precludersi mai niente. Noi stessi abbiamo collaborato con Borsalino, creato sei stagioni per Furla e adesso con Alcantara. Il nostro spirito è quello di crescere step by step secondo un processo-progetto.
Juan: Siamo nati in un modo molto spontaneo volendo comunicare ciò che sentivamo, provavamo e sperimentavamo. E' stata una cosa bella e fresca, ma ora potremmo definirci come imprenditori di noi stessi. Gli elementi chiave sono il sogno e la poesia, quell'identità che ti rende unico, ma è tutto accompagnato da un corpo piuttosto complesso. Il grosso cambiamento tra espressione artistica fine a sé stessa e il fare emergere un marchio, è avere a disposizione una serie di persone, collaboratori ed artigiani senza i quali non sarebbe possibile andare avanti. Ci vuole quindi un grande equilibrio intelligente tra la sensibilità creativa e il commercio.
Ogni stampa, una storia. Come nascono le storie Leitmotiv?
Fabio: Tutto ha inizio da un'esperienza che viviamo nella vita privata: una mostra, un viaggio, una persona speciale che conosciamo o che incontriamo per caso, oppure il messaggio di una persona vicina. Ogni esperienza ci porta ad un'elaborazione che di solito nasce durante le presentazioni delle nuove collezioni, quando incontriamo un ventaglio di persone che ti caricano con molta energia e ti dicono anche cose speciali, indipendentemente dal fatto che siano apprezzamenti o critiche. In parallelo vi è il concept, che può nascere dopo le presentazioni, quando scegliamo una meta di viaggio e ci dedichiamo un weekend lungo in cui ci lasciamo ispirare dal luogo. Il nostro ultimo viaggio è stato a Berlino, una città che ci ha ispirato ed emozionato tanto. Da queste esperienze inizia un dialogo di punti di vista, anche contrastanti e da cui prende vita la collezione. E' una sinergia, un'opera che nasce in quel preciso momento e che viene conclusa solo pochi giorni prima dell'uscita della collezione, quando hai deciso tutto fino al minimo dettaglio, dal trucco agli accessori, e realizzi che sono 6 mesi di lavoro concretizzati. Ogni immagine che vediamo sappiamo a cosa si riferisce e da cosa nasce, è quindi la trasmissione di noi stessi, un racconto dei sei mesi appena passati.
Juan: E' un po' come quello che succede nell'arte. L'arte è vita, ed il nostro lavoro è un diario di vita che parla di diversi momenti in cui proviamo delle sensazioni e che comunichiamo attraverso le nostre creazioni.
Le vostre collezioni sembrano caratterizzate da un perenne dualismo, le stampe di un immaginario mondo futuribile sono declinate su sofisticate silhouette retrò bon ton o, viceversa, cornici barocche e atmosfere da sogno caratterizzano capi leggermente over sized e in linea con il mood contemporaneo. Quale è il segreto per un perfetto bilanciamento tra antico e contemporaneo?
Fabio: Il nostro è un gusto molto forte in cui permane una parte romantica e una più "moderna". Quando componiamo un outfit si crea un vero e proprio cortocircuito di informazioni: la stampa racconta un'esperienza, un capo classico poi viene abbinato ad una scarpa che magari non c'entra niente, ma che ha una forte presenza. E' tutto un ossimoro. Quando finisce il moto creativo rimani basito dall'immagine diversa ed inusuale che ne risulta, perché sembra non esserci un filo conduttore tra gli elementi, ma è la nostra lettura a dare un significato al tutto. Nell'ultima collezione abbiamo pensato un'acconciatura anni '20 con trucco sobrio, abbinata a capi molto carichi come l'abito classico anni '70 a trapezio, il bomber anni '80, la calza fluo anni '90, la borsa anni '50 e le scarpe da tango reinterpretate con borchie e rivetti. Tutto questo miscuglio è una liason che funziona molto bene e che ci rappresenta.
Juan: Tutto nasce dalla nostra passione per la ricerca d'archivio focalizzata su determinati periodi storici. Sono dell'idea che non si inventi niente, ormai è già stato creato tutto, perciò per ideare qualcosa di nuovo bisogna considerare ciò che esiste e ricostumizzarlo secondo la nostra visione.
Nel vostro duo creativo si fondono storia dell'arte, arti applicate e moda, ma concentrandosi sull'aspetto tecnico del design, come vi approcciate alla creazione di una stampa? E' disegnata a mano o il processo di digitalizzazione prende forma già dall'inizio?
Fabio: E' vario...è una ricetta un po' segreta. E' come immaginare tanti grovigli che piano piano si sciolgono al passaggio del pettine. Inizialmente c'è una stampa immagine, un macro racconto in cui è contenuto lo sviluppo di tutte le altre stampe. La stampa base viene quindi sgretolata e analizzata in ogni minimo dettaglio dando vita ad altre visioni seguendo le nostre sensazioni. Come un albero, si alza dal concept-radice, cresce e si apre al mondo attraverso i rami; l'atto di apertura rappresenta l'immaginario della collezione. Ogni stampa racconta la nostra esperienza, sappiamo quando, come e da dove è nata l'immagine, e come noi riviviamo personalmente l'emozione pura molto forte da cui è scaturito il tutto, in parallelo capiamo che anche la gente percepisce la stessa energia iniziale. Ormai le stampe, per fortuna, sono molto diffuse e la qualità di un designer di stampe emerge grazie alla sua capacità di suscitare sensazioni ed emozioni. In molti ci avvertono che ci stanno copiando, ma a noi non interessa perché quell'esperienza è nostra ed è percepita in quanto tale.
Juan: Andando a toccare l'aspetto più specifico, possiamo definire la stampa finale come un mix di tutto ciò che la tecnologia ci permette di fare al giorno d'oggi. Le immagini sono la fusione di scatti fotografici, disegni, schizzi e collage rielaborati digitalmente su modelli creati a mano. Un vero e proprio connubio tra la classicità nel concepire il capo e la tecnologia digitale figlia dei nostri tempi.
All'Emilia si riconosce un vasto bacino di realtà produttive importanti che rappresentano e tengono alta la bandiera del Made in Italy nel mondo. Cosa vi ha spinto a rimanere a Bologna?
Fabio: Bologna è la città in cui abbiamo studiato e dove ci siamo conosciuti. Per lavorare abbiamo bisogno di tranquillità e privacy, rimanendo lontani dal sistema precostituito della moda in cui si identifica la città di Milano. Ci contorniamo di persone che vogliono farci crescere e che credono in noi, permettendoci di concretizzare il sogno che facciamo vivere con le nostre creazioni. Noi siamo una piccola realtà che, nonostante sia in crescita, ci permette di portare rispetto ad ognuna delle persone che lavora con noi. Siamo attorniati da un'equipe speciale dove non siamo i designer che comandano agli operai, ma anzi ascoltiamo attentamente colui che cuce o colui che sviluppa il modello, per capire insieme come possa migliorare l'effetto del capo. Infine, avendo vissuto anche altre esperienze parallele, ci siamo resi conto che Bologna ci permette uno stile di vita ottimale, dove è importante il lavoro e non l'immagine. In questo modo arriviamo alle presentazioni delle collezioni a Milano o Parigi con la consapevolezza di poter essere realmente noi stessi e che Leitmotiv non è solo il duo Fabio e Juan, ma tutta la nostra equipe intera.
Ultimamente state riscuotendo un grande successo e visibilità a livello internazionale. In quali paesi vi piacerebbe presentare le collezioni in futuro? Quali sono i vostri piani?
Juan: Diciamo che per il progetto Leitmotiv stiamo considerando tanti fronti. Dal punto di vista creativo il nostro sogno rimane quello di riuscire a concepire dei capi in grado di rendere uniche le persone offrendo un qualcosa di veramente speciale, ma allo stesso tempo quotidiano. A livello comunicativo ci piacerebbe accompagnare tutto questo con una presentazione di ciò che noi siamo, tramite sfilate-spettacolo alla settimana della moda di Milano, pur rimanendo concreti e attaccati alla nostra proposta di prodotto.






